“Buongiorno, so che cuce le camicie. Ne avrei bisogno tre, le manderò una persona con la stoffa.”
Ero in laboratorio come al solito, in quel momento stavo riparando l’ennesimo orlo. La voce della signora mi ricordava un campanellino appeso a un vecchio portachiavi, delicata ma piacevole.
Mentre mi parlava ho preso in mano il listino prezzi, per essere sicura di quello che mi stava chiedendo. Ho preso accordi, ringraziato e salutato.
Una volta riagganciato ho riguardato il listino, incredula. Tre camicie insieme sono una bella spesa. Mi era già capitato in passato gente che aveva sottovalutato il costo di un lavoro su misura. Eppure se aveva il mio numero di telefono aveva anche il listino prezzi.
E dopotutto , chi sono io per fare i conti in tasca alle persone?
Comunque. Tre camicie!
Nei giorni seguenti la signora non è venuta direttamente da me per le misure. Mi ha fatto consegnare da una persona tre bei tessuti di popeline e una camicia da cui ricavare il cartamodello. Mi è stato spiegato che era molto anziana, e che aveva sempre fatto fare le camicie su misura dalla camiciaia. Da quando era giovane.
Rimasta sola in laboratorio, ho preso in mano la camicia.
Il tessuto era di qualità , lo si sentiva al tocco. Vista sul davanti sembrava quasi nuova. Ma sul colletto era rovinata, e sul lato dietro c’era uno strappo lungo lo scalfo manica. L’aveva da tantissimo tempo, sicuramente anni, e doveva averla indossata moltissimo.
Si vedeva che era stata fatta a mano, con tessuti scelti. Ma soprattutto si vedeva come era stata amata. Non come un capo da mettere che dura una stagione , ma qualcosa realizzato sulle proprie misure, con una stoffa bella non solo esteticamente ma qualitativamente. Un capo che non dice sono un vezzo di una stagione ma il risultato di una scelta consapevole sul proprio corpo. Qualcosa fatto per sé, che ti rispecchia così tanto da volerlo indossare per anni e anni.
Ho abbassato gli occhi sulla camicia che indossavo in quel momento. Comprata per il mio compleanno qualche anno prima, in un negozietto di un centro commerciale. Pagata un po’ meno — ma mica tanto meno.
Ho passato la mano sulle riparazioni che avevo fatto dopo solo una settimana dall’acquisto, e sui due bottoni che avevo usato per sostituire quelli persi neanche un mese dopo. Ho guardato la stampa del tessuto. Non mi aveva mai convinta del tutto; mi piaceva l’effetto da lontano, ma da vicino no. Ero scesa a compromessi.
Mi ero preoccupata per la spesa che doveva affrontare la signora. E non mi ero accorta di quanto invece fosse un risparmio.
Lei sapeva quale fosse il modello, aveva scelto il colore, il tipo di tessuto, e aveva fatto creare qualcosa che non era solo una camicia, era la sua identità. Ciò che io avevo visto come spesa, lei lo aveva visto come investimento.
La cosa più stupida — quella che più mi infastidiva — è che me ne ero accorta solo in quel momento.
Io so fare le camicie. Faccio vestiti ogni giorno per tutti. Ma non per me.
La prima camicia che ho cucito per la signora è stata apprezzata — a parte una piccola richiesta di allargarla leggermente sulla pancia, cosa normalissima nel su misura — non c’era nulla che avrebbe cambiato. Ora sono al lavoro per le altre due.
Potrei avere anch’io il guardaroba che mi rappresenta. Quello perfetto per me, fatto sulle mie misure, con i tessuti che mi piacciono davvero.
E invece no. Mi fermo ancora a comprare abiti in giro, scendendo a compromessi, solo perché non mi reputo abbastanza degna delle stesse attenzioni e cura che do alle mie clienti.
Questo dice molto di me.
Ed è ora di cambiare.
